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sabato 15 dicembre 2012

Vincenzo Russo. Sintesi biografica

di Luigi Sorrentino
in Il Meridiano, Anno X, n. 10/103, 30 novembre 2003, p. 5

Vincenzo Russo, ideologo e martire della Repubblica Napoletana, nasce a Palma il 16 giugno 1770, nella casa ancora attualmente ubicata al civico 11 di via Vicoletto Russo. All'età di otto anni inizia a frequentare gli studi superiori presso il Seminario Vescovile di Nola. All'età di tredici anni, si trasferisce a Napoli con il fratello Giuseppe per attendere agli studi giuridici. Accanto al diritto non trascura studi scientifici, dalla medicina alla biologia alla chimica. Conseguita la laurea in giurisprudenza inizia a svolgere brillantemente la carriera di avvocato. La Rivoluzione francese, con lo scoppio di idee e di energie che si propagano in tutta Europa, segna una data decisiva nella vita di Russo e di tanti altri giovani intellettuali napoletani. Vincenzo partecipa all'attività rivoluzionaria fondando assieme ad altri cospiratori il Club Rivoluzionario Centrale, ma a seguito di una delazione, tutti i cospiratori sono tratti in arresto o sottoposti a duri interrogatori dalla polizia borbonica nel 1794.
Vincenzo Russo - ritratto
La repressione monarchica porta al patibolo Emanuele De Deo, Vincenzo Vitaliani e Vincenzo Galiani. I fratelli Russo - Vincenzo e Giuseppe - grazie all'interessamento degli zii Vivenzio, che ricoprono prestigiose cariche a Corte, riescono ad ottenere l'indulto. Il nome Vincenzo Russo ricompare di nuovo in un elenco di cospiratori nel 1796 ed egli per evitare il carcere si dà alla fuga in volontario esilio a Genova, a Milano ed infine in Svizzera, a Berna e a Ginevra.
Nel 1797 è a Milano, dopo la nascita della Repubblica Cisalpina e nei primi mesi del 1798 giunge a Roma con l'avvento della Repubblica Romana, dove riveste la carica di responsabile della Sala d'Istruzione Pubblica nel palazzo Altemps. Egli tiene inoltre numerosi interventi al Circolo Costituzionale e scrive articoli sul Monitore Romano e pubblica Pensieri Politici nell'agosto 1798. Nel novembre dello stesso anno si arruola volontario nell'esercito francese che in dicembre comincia a marciare verso il Regno di Napoli in qualità di medico del 101° reggimento. Il 22 gennaio 1799 è a Napoli quando, vinta la resistenza del popolo napoletano, i Francesi e i rivoluzionari entrano in Castel Sant'Elmo e proclamano la nascita della Repubblica Napoletana.
Il Russo partecipa con fervore e dedizione alla vita della Repubblica, ricoprendo incarichi di grande rilievo e distinguendosi per le sue raffinate doti di oratore. Tra i suoi principali interventi, molti dei quali apparsi sul Monitore Napoletano e sul Veditore, è da ricordarsi quello sull'abolizione della feudalità. Nel mese di giugno le sorti della Repubblica Napoletana sembrano già compromesse. L'esercito sanfedista guidato dal cardinale Ruffo avanza su Napoli. Il Russo si arruola nella Guardia Nazionale ed è arrestato dall'esercito realista durante gli scontri del 13 e 14 giugno presso il Ponte della Maddalena. Condotto in carcere subisce le violenze del nemico e di seguito, denudato, è legato in catene nei depositi dei Granili.
Tra il 17 agosto e il 18 settembre il Russo è sottoposto a giudizio e condannato alla pena capitale per impiccagione con la confisca dei beni. Il giorno successivo alla proclamazione della sentenza è condotto nelle carceri di Castel Nuovo. Il 16 novembre è trasferito nella Cappella del castello del Carmine e la mattina di martedì 19 novembre 1799, nella Piazza Mercato, nei pressi della chiesa dove era detenuto, Vincenzo Russo, viene portato al patibolo e giustiziato.

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