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sabato 8 dicembre 2012

Il mecenatismo del duca di Palma

di Maria Maddalena Nappi
in Il Meridiano, Anno XI, n. 9/113, 31 ottobre 2004, p.21

Chiesa di san Michele Arcangelo -
Palma Campania (Na)
Il testo sulla Chiesa di San Michele Arcangelo di Palma Campania, pubblicato dal locale Liceo Rosmini nel 1999, descriveva l'interno della chiesa con tutte le suppellettili. Della maggior parte delle opere non si conosceva gli autori. Oggi, una ricerca presso la Fondazione dell'Archivio del Banco di Napoli ci ha consentito l'attribuzione di alcune opere e l'individuazione del committente. Nel marzo del 1696, il duca di Palma, don Nicola di Bologna, senior, commissiona allo scultore Giovanni de Santis, tre statue lignee per la chiesa parrocchiale di san Michele Arcangelo. La caparra di tre ducati è consegnata all'artista il 15 marzo dal segretario del duca Nicola Pellegrino. La statua di san Michele doveva essere intera, mentre quella dei gloriosi sant'Agostino e san Liborio dovevano essere a mezzo busto, alla romana.
Nella polizza si richiede la buona qualità del legno e si specifica che il saldo avverrà alla consegna. Infatti il primo giugno 1696 il duca don Nicola paga 40 ducati allo scultore per la statua lignea del santo. La perfezione dell'opera induce il duca ad un'ulteriore ricompensa di due ducati al mastro scultore de Santis. Dopo 308 anni la statua campeggia in uno scarabattolo dorato sulla parte di fondo dell'abside, in alto, dietro l'altare maggiore. La vivacità dei colori, per niente scalfita dal trascorrere degli anni, verde la corazza a disegni romboidali, rossa la clamide sulle spalle, grandi ali dorate bordate di verde scuro, l'elmo dorato ornato di piume, testimonia le innegabili doti artistiche dello scultore.



A Nicola Pellegrino ducati tre, e per lui a Giovanni de Santis mastro scultore per caparra di tre statue, che doverà fare per uso della chiesa Parrocchiale di Palma cioè una intiera del glorioso San Michele Arcangelo, e due a mezzi busti alla Romana delli gloriosi SS. Agostino e Santo Liborio tutti di legname di teglia perfetta, e stagionata, con che il restante prezzo di tutte le suddette statue si paghi all'horquando le haverà finite e consignate, e per lui a Tomaso Trapani per altri tanti.


BP, gc, f. 1039, m. 1020, duc. 3, 15 marzo 1696



A Nicola Pellegrino ducati 40, e per lui a Giò de Santis, scultore a complimento dell'intero prezzo di una statua di S. Michele Arcangelo venduto e consignato per la Chiesa Parrocchiale della Terra di Palma, dichiarando che con questo  pagamento resta detto Giovanni per detta causa intieramente saldato e sodisfatto e per lui a Giò Amitrano.


 BP, gc, f. 1039, m. 1081, duc. 40, 1 giugno 1696



A Nicola Pellegrino ducati due.2.10, e per lui a Giovanni de Santis scultore, e se li donano dal Duca di Palma suo signor per haver fatta una statua per la chiesa Parrocchiale della Terra di Palma a soddisfattione del detto Duca.


BP, gc, f. 953, m. 1044, duc. 2.2.10, 16 ottobre 1697

Non c'è dubbio che Giovanni de Santis sia stato uno scultore di notevole grandezza, anche perché il duca di Bologna è nobile del Seggio di Nido, una delle cinque piazze nobili più importanti, che si riunivano nel Tribunale di San Lorenzo. Certamente il de Santis avrà prodotto altre opere, ancora anonime, per la mancanza di documenti d'archivio che ne provino la paternità. Ora, dopo la scoperta di questi documenti, la soprintendenza potrà procedere ad un'accurata analisi della tecnica artistica dello scultore e quindi attribuirgli altre opere. Per adesso sappiamo di certo che l'anno successivo, il 22 agosto 1697, il de Santis riceve da Giò Batta Zunica 20 ducati per una Madonna Santissima della Congregazione del Santissimo della città di Lucera, per un legato del padre don Oratio Zunica.
Nello stesso anno 1696, il duca commissionò ad un mastro marmoraro le due acquesantiere, che tuttora accolgono i fedeli a destra e a sinistra dell'ingresso. Sono in marmo a bardiglio di 38 centimetri di altezza e di 62 cm di diametro. La vasca è baccellata, a forma di conchiglia e sorretta da una mensola a voluta. L'artista finora sconosciuto ora sempre grazie all'archivio del Banco di Napoli ha il nome di Paolo Mozzetti, che ricevette per quest'opera 4 ducati, il 21 febbraio 1696, come fa fede la polizza di seguito riportata



A Nicola Pellegrino ducati quattro e per lui a Paolo Mozzetti mastro marmoraro disse sono l'intiero prezzo d'un paro di conchette di marmo per acquasanta da lui fatte, e consignate per uso della Chiesa Parrocchiale della Terra di Palma, e resta intieramente saldato e sodisfatto e per lui a Luigi Messina per altri tanti.


BP, gc, f. 541, m. 1017, duc. 4, 21 febbraio 1696

Di un baldacchino di cristallo, opera di Vincenzo Menechelli per un valore di 25 ducati, consegnata il 7 giugno non resta alcuna traccia.



A Nicola Pellegrino ducati due e per esso a Vincenzo Monaco mastro cristallaro, e sono per caparra di un Baldacchino piccolo per l'esposizione di Nostro Signore tutto di cristallo in conformità del disegno dattoli, con che il restante prezzo si paghi quando haverà finita et consignata detta opera di tutta perfettione: e per esso al padre D. Paolo Carafa per altri tanti.


BP, gc, f. 541, m.1017, duc. 4, 21 febbraio 1696



A Nicola Pellegrino ducati venticinque, e per lui a Vincenzo Menechelli (sic) cristallaro a compimento dell'intiero prezzo di un Baldacchino di cristalli venduto e   consignato per la Chiesa Parrocchiale della Terra di Palma dichiarando che con questo pagamento resta detto Vincenzo intieramente saldato e sodisfatto e per lui a Gasparo Alvero per altri tanti e per lui a Giose de Maria per altri tanti, e per lui a Tommaso Trapani per altri tanti.


BP, gc, f. 1039, m. 1017, duc. 25, 7 giugno 1969

Non dubitiamo che la lettura delle polizze del Banco della Pietà possano rivelarci altre paternità artistiche e premiare così la costanza di chi ricerca le fonti della nostra storia.

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