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venerdì 7 dicembre 2012

L'eruzione vesuviana del 1794

di Luigi Sorrentino
in Il Meridiano, anno XI - n. 9/113, 31 ottobre 2004, p.21



A dì dodici giugno 1794
Fu il terremoto all'ore tre ed un terzo di notte e durò più di tre minuti. Verso l'ore quattordici replicò e durò circa due minuti, e la sera ritornò a riplicare e durò un minuto.
Il dì tredici detto.
Il Vesuvio di Somma eruttò fuoco per l'aria, ed il martedì matino verso l'ora nova di   giorno uscurò l'aria, che era peggio della notte, e durò sino al mercoldì ed eruttò cenere e rapillo, e si fecero moltissime Processioni di penitenza, con cacciare le statue di San Biagio, San Sebastiano, l'Addolorata ed il Santissimo Sagramento per tutta la Terra di Palma, e si portarono passeggiando nella chiesa (principale) di detta Terra, in dove si possa predicare il Padre Andrea da Palma, quale eruttazione durò fino al giovedì, questo l'ho fatto per ricordo.
A di 15,16,19,20 detto e durano fino a 28 detto.
Alluvioni d'acqua che spianò li territorij d'Ottajano e S. Giuseppe e finirono a Piano di Palma, e l'intiera Massaria de Signori fratelli Casalino, (...) tutte le puzze d'acqua, tutte sotterrate che mangarono la acqua e quello che non fù atterrato cammina l'acqua come la strada da Maccaruni per causa della discesa. La lava che veniva da Ottajano era da circa palmi venti di aldezza e la sua grandezza non si potette misurare, che allagò tutto lo spazio di San Gennaro ed arrivò sino ad una scampia della Santissima in Palma che si menò sotto tutti i canapi e sotto la detta i melloni e granodindia e piante.
La lava del Vallone d'Ajello correva di aldezza palmi trentadue e de larghezza palmi ventidue che allagò tutti i territorij convicini e allacò l'intiero fiume che per spurgarlo si fece l'appalto di diciesettemila docati.
La lava da Carbonara menò palmi sessandauno di aldezza e palmi trentuno di grandezza che sotterrò la maggior parte delle case e tutti i territori delli Carpinielli.
La lava di Somma atterrò la Piazzolla e tutti i Vetrari ed il Piano ed arrivò alla massaria dei Signori Menechini, ed al Pantano del Piano vicino la terra di Don Aniello delli Frangi, ed i danni che cagionò non si può riconoscere; e le botteghe nella Piazza delli Ferrari sino a S. Felice furono tutte allagate che si stavano da circa palmi sei di lava dentro e perdettero quasi tutto quello che ci stava dentro e menò pietre, alcune di smisurata grossezza, che non si possero levare.
Notar Giacinto Pollieri hà scritto questo per memoria di chi viene appresso acciò non si pongano a timore.


Nell'Archivio Storico di Caserta, sempre alla ricerca di documenti antichi utili alla conoscenza storica del nostro territorio, nel visionare gli atti del Notaio Giacinto Pollieri ho scoperto all'inizio del repertorio del 1794 le pagine su trascritte.
Subito mi sono reso conto dell'importanza del documento, anche se la grafia contorta e poco chiara non lasciava sperare in una facile lettura. Diverso tempo mi è stato necessario per venirne a capo ad alla fine sono giunto ad un risultato abbastanza soddisfacente che amplia di nuove e interessanti informazioni le conoscenze di un fenomeno naturale che da sempre ha condizionato la presenza antropica in Campania.
 L'eruzione del Vesuvio del 1794 - 
Camillo De Vito
Si notino le bocche eruttive a ovest
del cono principale 
Lo studioso che ha parlato in modo più approfondito di questa eruzione è stato Luigi Palmieri, Direttore dell'Osservatorio Vesuviano dal 1855 al 1896, il quale ha pubblicato e descritto numerose eruzioni. Dagli atti in suo possesso, riferisce che l'eruzione del 1794 ebbe inizio il 15 giugno, fu di tipo effusiva-esplosiva con apertura di bocche a sud ovest ed un flusso di lava che distrusse gran parte di Torre del Greco e giunse sino al mare, dove si spinse per un lungo tratto; si manifestò con detonazioni, terremoti, proiettili, fumo, lave, ceneri, folgori. Nulla però, ci dice sulle conseguenze del fenomeno nella pianura ad est del Vesuvio.
Grazie al Notaio Pollieri, invece, veniamo a conoscenza che il fenomeno ha avuto uno svolgimento ben più articolato ed accompagnato da una serie di avvenimenti collegati che si sono verificati diacronicamente dal 12 al 28 giugno. Veniamo, così, informati che l'eruzione ebbe inizio alle nove del mattino del 13 giugno ed era stata preceduta il giorno 12 da tre scosse sismiche, alle tre ed un terzo di notte, alle ore quattordici e l'ultima in serata. Non ne precisa l'intensità ma riferisce la loro durata variabile: da oltre tre minuti la prima, due minuti la seconda e circa un minuto la terza. Il Pollieri resta impressionato il giorno quattordici dalla nube di cenere e di fumo che si leva dal vulcano, tale da oscurare il cielo alle ore nove del mattino: uscurò l'aria che era peggio della notte e durò sino al mercoledì ed eruttò cenere e rapillo. Ricorda ancora le processioni con i santi più venerati dalla cittadinanza per scongiurare ulteriori danni e le prediche nella Chiesa patronale di San Michele Arcangelo di Padre Andrea da Palma.
Ciò che più è notevole come dato scientifico è la descrizione delle lave che dalle colline circostanti e dal Monte Somma si abbattono nei giorni successivi sulla pianura ad est del Vesuvio, sommergendo i territori di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Palma, San Gennaro Vesuviano e Nola nelle frazioni di Piazzolla, Vetrari e Minichini.
Si immagini la forza distruttrice della lava proveniente da Ottaviano con un'altezza di oltre cinque metri, quella che scendeva dal Vallone di Aiello, alta più di otto metri, e quella spaventosa proveniente da Carbonara con altezza superiore a quindici metri. Furono distrutte tutte le contivazioni dei campi e tutti gli edifici che si trovavano lungo il loro percorso, si allagò tutto lo spazio che circondava il Convento dei PP.RR. di San Gennaro Vesuviano, la strada alli Ferrari fino a San Felice, nel centro abitato di Palma, tutte le abitazioni ed i campi in località Carpinelli, etc. ...
Un approfondimento a parte merita la descrizione della lava del Vallone d'Ajello che oltre a causare i danni già descritti, allacò l'intiero fiume che per spurgarlo si fece l'appalto di diciessettemila docati. Ciò attesta in modo inequivocabile la presenza in zona all'epoca di un corso d'acqua, molto probabilmente nella località che ancora oggi viene indicata con il toponimo di Fiume.
P. Allessandro D'Anna in:
P. Gasparini S. 234, Un viaggio al
VesuvioLiguori Editore -
Si noti la colonna eruttiva che viene
trasportata dal vento ad est del Vesuvio
Da questo documento ci si rende conto che dopo l'eruzione del 1794 furono costruiti gli scalini per accedere in discesa alla chiesa del SS. Rosario in Palma ed al Convento dei PP.RR. di San Gennaro Vesuviano: l'afflusso di lava che trasportava detriti, sabbia e materiale eruttato dal vulcano modificò così in modo significativo l'orografia del territorio. Ciò dimostra quale importanza rivestono gli effetti collaterali delle eruzioni, come gli alluvionamenti, che spesso si sono accompagnati ai fenomeni eruttivi più significativi. La descrizione fatta dal Notaio Pollieri ci consente di comprendere le varie fasi dell'eruzione: inizialmente si sono avute scosse telluriche premonitrici dell'evento il giorno prima dell'eruzione; l'evento di tipo esplosivo si è verificato la mattina del 13 giugno ed ha prodotto la formazione di una nube di materiale piroclastico spinta da venti dominanti da sud in direzione nord-est, che ha coperto e causato il buoi assoluto in pieno giorno nei territori ad est del Somma-Vesuvio; nella fase conclusiva dell'evento eruttivo si è avuto il collasso della nube eruttiva con notevole precipitazione meteorica mista a cenere che ha formato una colata di fango che si è ingrossata sempre più scorrendo lungo i fianchi dei pendii ed è precipitata nella pianura sottostante sommergendola.
A noi che rappresentiamo chi viene appreso non resta che ringraziare il Notaio Giacinto Pollieri per la descrizione consegnataci dell'evento eruttivo del 1794. Solo conoscendo a fondo il divenire di questi fenomeni ciclici e catastrofici potremmo attrezzarci per limitare i danni ed i pericoli che la presenza a rischio del vulcano può causare alle persone ed al territorio dell'area vesuviana. Questo documento rappresenta un utile tassello da collocare nel mosaico della storia del nostro territorio.

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