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venerdì 7 dicembre 2012

Recuperata ulteriore testimonianza storica: Regio Decreto di cambio denominazione di Palma in Palma Campania

di Luigi Sorrentino
in Il Meridiano, anno XI - n. 2/106 29 febbraio 2004 p. 19


L'amico Felice Marciano presidente del centro studi Histricanum, mi aveva comunicato che, navigando su internet, aveva trovato qualcosa che riguardava Palma Campania sul sito di una libreria antiquaria di Bologna.
A nome del Gruppo Archeologico Terra di Palma contattai l'indirizzo telematico indicato e con mio grande stupore venni a conoscenza che era in vendita una copia originale del Regio Decreto n°1425 del 26 luglio 1863, con cui alcuni Comuni venivano autorizzati ad assumere una nuova denominazione.
Il presidente del G. A. Ivan De Giulio, cui comunicai subito la notizia, convocò l'assemblea dei soci per decidere il da farsi e tutti i presenti, all'unanimità, chiesero di acquistare il decreto per poterlo destinare all'istituendo Museo Civico,  la cui realizzazione da anni chiediamo con insistenza alla locale amministrazione.
[...] Fino ad oggi il citato regio decreto risultava sconosciuto, e anche in Antichità a Palma Campania del 1996 riportai genericamente che il nostro paese aveva cambiato denominazione dopo l'unità d'Italia, senza essere supportato da alcun documento o fonte ufficiale, ma riferendo solo quanto riportato da Pasquale Nappi.
[...] tale decreto riporta in calce le firme del re Vittorio Emanuele II, del Guardasigilli G. Pisanelli e del Ministro dell'Interno U. Peruzzi. La copia in originale risulta uscita dalla Stamperia Nazionale di Napoli e inviata al Comune di Amantea, come si legge dallo scritto appuntato a fondo foglio insieme al timbro municipale: Amantea 4 Ottobre 1863, Visto, Il Sindaco (segue firma illegibile).
È evidente che il decreto fu inviato a tutti gli enti e le istituzioni pubbliche con la seguente motivazione: Ordiniamo che il presente Decreto, munito del Sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato in Torino, addì 26 luglio 1863.
Nello stesso documento si autorizza, come richiesto dai rispettivi Comuni con delibere consiliari, il cambiamento di trenta denominazioni municipali, tra cui si rilevano: Castiglione alla Pescara (Teramo) in Castiglione a Casaura; Serravalle (Novara) in Serravalle Sesia; Misano (Bergamo) in Misano di Gera d'Adda; S. Severino (Macerata) in S. Severino Marche; Ceglie (Terra di Bari) in Ceglie del Campo; S. Germano (Terra di Lavoro) in Cassino; Palma (Terra di Lavoro) in Palma Campania, giusta la deliberazione 2 maggio 1863 di quel Consiglio Comunale.
Risulta evidente che dopo l'unità d'Italia diversi Comuni dalle province settentrionali di Milano, Torino, Novara, Bergamo, Pavia, Parma a quelle del centro e del sud, come Macerata, Ascoli Piceno, Terra di Lavoro, Calabria Ultra, Terra di Bari, cambiarono la loro precedente denominazione con modifiche che si sono conservate fino ad oggi.
Un fenomeno, quindi, che investì tutta la penisola e non solo le regioni meridionali, come alcuni studiosi avevano riportato in precedenza.

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