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lunedì 17 dicembre 2012

Te nà portà 'a preta chiatta

di Luigi Sorrentino
in Passaparola, Anno III, n. 15, maggio 2010, p. 3

Te nà portà 'a preta chiatta. Il detto che in italiano suona ti devono portare sulla pietra piatta è limitato alla nostra cittadina e finora non era stato interpretato correttamente, perché la pietra chiatta era intesa come un luogo utilizzato per l'esecuzione di condanne a morte.
Adesso con la lettura di documenti d'archivio possiamo dare una spiegazione più attendibile. La vicenda che ci ha permesso di venire a capo inizia nel 1874, quando l'amministrazione comunale del tempo decise di costruire Fuori dell'abitato una grotta per la conservazione della carne, come era già avvenuto per il macello.
Era stata la protesta dei cittadini e le nuove norme igieniche di salute pubblica a rendere necessario tale spostamento, dal momento che il macello con le relative grotte per la conservazione delle carni era ubicato alle spalle dell'edificio comunale.

Inoltre il macello si affacciava su una fossa, dentro la quale si riversavano tutte le frattaglie degli animali macellati e gli escrementi, che producevano miasmi insopportabili per gli abitanti del posto, poiché era ripulita sono una volta all'anno, nel mese di marzo.
Quel fossato per anni ha costituito la palestra del liceo Rosmini. Il Consiglio Comunale deliberò nel febbraio del 1876 lo spostamento del macello e relative grotte.
Ma mentre il macello si spostò al di fuori dell'abitato, dove è rimasto fino agli anni novanta, per cui la strada su cui apriva si chiama ancora via Macello, si decise di costruire la grotta per le carni fresche davanti al palazzo comunale, poiché era necessario per l'areazione la presenza di un pozzo e la vicinanza del Pozzo Nuovo rispondeva perfettamente a questa esigenza.
I seguito ci fu un ripensamento, dal momento che tale cunicolo avrebbe potuto compromettere la salubrità dell'acqua e la ristrettezza del luogo impediva la costruzione della scala che doveva scendere alla profondità di 18 metri per avere una temperatura costante, per cui si optò per la costruzione della grotta vicino al nuovo macello, sia per i contrasti del consiglio comunale che per il malcontento dei cittadini.
Ma nonostante ciò, i lavori furono iniziati e fu necessario l'intervento del Sottintendente di Nola per dirimere la questione e bloccare i lavori di costruzione della grotta davanti al palazzo comunale. Lo spazio fu adibito a verde e occupato dopo la prima guerra mondiale dal monumento del Milite Ignoto.
La memoria del macello in pieno centro abitato è rimasto solo nell'espressione minacciosa a' preta chiatta, perché la pietra piatta, nel dialetto chiatta, cioè macelleria, era necessaria per macellarvi gli animali.
Nel 1876 la pietra era ormai un bancone di legno di faggio e l'espressione ora suona come una minaccia bonaria, perché non solo non esiste il macello in piazza, ma non esiste neanche più quello comunale, nonostante a suo tempo sia costato molti milioni di denaro pubblico.

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