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sabato 5 aprile 2014

La chiesa di san Felice nella Terra di Palma

di Maria Maddalena Nappi
in In Dialogo. Mensile della Chiesa di Nola, anno XXIX, n. 2, febbraio 2014, pp. 24-25

Accolgo volentieri l’invito della Curia di Nola a pubblicare alcuni appunti di studio su una chiesa dedicata a san Felice, nel luogo che a Palma ne ricorda la presenza nel toponimo San Felice. La ricerca è ancora in nuce, perché essendosi perduta la testimonianza archeologica della chiesa, siamo risaliti alla sua esistenza attraverso documenti d’archivio. La relazione, che qui segue, si raccorda  alle indagini sulla domus ecclesiae  della cappella del duomo di Nola, condotte dalla dott.ssa Antonia Solpietro e dall’archeologo Nicola Castaldo ed agli studi sulle passiones di San Felice da parte del prof. Edoardo D’angelo del Suor Orsola Benincasa, che riferisce di una passio, dove si indica Palma, come luogo del martirio.

Le vie della memoria

Autore:          Maria Maddalena Nappi
anno:              Maggio 2013
editore:         Liceo Classico A. Rosmini di
                           Palma Campania
luogo:            Domicella
tipologia:    libro
dimensioni: 14,9x20,7
pagine:          96
disponibilità/prezzo: a richiesta

domenica 23 marzo 2014

Le vie della memoria.
Una passeggiata tra le strade e i palazzi di Palma a cura di M. Maddalena Nappi

di Luigi Sorrentino
in Eventi, anno XV, n. 12, dicembre 2013, p. 17


Una nuova pubblicazione, curata dalla professoressa Maria Maddalena Nappi, è stata presentata il 6 novembre nel teatro comunale di Palma Campania. Il lavoro è il risultato di un progetto che ha avuto l'imput nel lontano 1996, allorché il liceo classico Antonio Rosmini aderì alla manifestazione provinciale Apriti Sesamo con una mostra sui prospetti e portali della città. In seguito è stato elaborato dalla docente con il contributo degli alunni un itinerario tra le strade e i palazzi di Palma, alla scoperta delle emergenze storiche che ancora la città custodisce. Il percorso è un invito a passeggiare per le strade a ritmo lento con gli occhi rivolti ai luoghi, per cogliere, sotto uno sguardo nuovo e intrigante, le strutture architettoniche e i particolari decorativi che testimoniano lo scorrere del tempo e le trasformazioni che inevitabilmente hanno subito gli edifici.

giovedì 5 dicembre 2013

La storia del Convento di Santa Croce

di Miriam De Giulio
articolo pubblicato sul periodico locale Passaparola, Anno II, n. 14, dicembre 2009

Il convento di Santa Croce oggi
- Palma Campania
Nella suggestiva cornice del convento di Santa Croce, la presentazione del restauro dell'affresco di San Guglielmo, che abbellisce una nicchia sul lato sinistro dell'ingresso del convento, si è trasformata in un'occasione per ripercorrere la storia dei virginiani sul nostro territorio. La relatrice Angela Sorrentino ha in modo eloquente dissertato sull'argomento, affascinando il colto pubblico, che è stato premiato per aver dedicato una domenica alla cultura. L'apertura del convento ha consentito agli intervenuti di fruire di una struttura che merita di essere valorizzata e tutelata come bene culturale e degnamente restaurata, per preservare un bene unico della nostra terra.

lunedì 17 dicembre 2012

Recuperati due pilastrini di "iconostasi" a Pozzoromolo

di Luigi Sorrentino
in Passaparola, Anno I, n. 12, luglio 2009, p. 3

Da diversi anni il Gruppo Archeologico Terra di Palma aveva segnalato la presenza di due pilastrini alla Soprintendenza e al Comune di Palma Campania, ma dal momento che erano per tre lati inglobati nella muratura portante di un edificio già parzialmente crollato in via San Nicola, fino ad oggi non si era potuto recuperarli.
Dopo la definitiva demolizione dell'edificio, i proprietari hanno provveduto a custodirli e ne hanno dato notizia al G.A. che prontamente ha avvisato i collaboratori della Soprintendenza che erano in zona, al fine di tutelare i due elementi strutturali recuperati. Il dott. Giuseppe Vecchio ne ha disposto la custodia nel Museo Archeologico Nazionale di Nola, dove saranno restaurati e riportati nella loro originaria bellezza per essere poi esposti al pubblico.

venerdì 13 luglio 2012

Palazzo Aragonese di Palma Campania

di Luigi Sorrentino

Palazzo Aragonese, Palma 
Campania (Na) -
Illustrazione su cartolina 
dell'inizio '900
delle mura perimetrali del giardino


Le vicende del Palazzo Ducale, più noto come Aragonese, sono legate alla storia del feudo di Palma, perché l'edificio fu la sede dei feudatari che si avvicendarono nel corso dei secoli, a partire dalla fine del XV secolo. Non si conosce ancora l’origine del feudo della Terra di Palma. Probabilmente con il dominio Longobardo l’intero territorio, come semplice casale o gastaldato, fu incluso nella Contea di Sarno. 
Palazzo Aragonese, 
Palma Campania (Na)
 - Facciata com'era alla fine del '900
Successivamente la Contea di Sarno fu divisa in più feudi: la Terra di Palma fu elevata a Baronia e la residenza del Barone fu stabilita nel Castello costruito sulla collina, mentre il territorio baronale comprendeva ulteriori suffeudi: Pozzorummolo, Montetto e Schiappone, Durazzano, Lucignani. L’unico documento storico che attesta l’autonomia amministrativa del feudo di Palma in quel periodo è la Bolla con cui nell’anno 1066 Alfano I, arcivescovo di Salerno, durante il pontificato di Alessandro II, istituisce la Diocesi Vescovile di Sarno. Tale Diocesi comprendeva il territorio che dal golfo di Stabia e lungo il fiume Sarno si estendeva verso S. Valentino Torio fino alla chiesa di S. Michele Arcangelo, ai piedi del monte Locolano, e per le balze di questo monte sino a Palma (Palmam) con le sue pertinenze e Striano (Istricanum) e, sfiorando la base del Vesuvio, fino al mare. Le ricerche storiche eseguite fino ad oggi non ci consentono di conoscere i nomi dei feudatari longobardi che hanno amministrato il territorio fino alla venuta dei Normanni. Di certo si sa che dal 1175 la Baronia della Terra di Palma fu affidata ad un cavaliere normanno di nome Rinaldo, già barone della Terra di Castiglione in Calabria, e passò poi a suo figlio Riccardo, sotto il regno di Federico II di Svevia; con Carlo I d'Angiò il feudo passò a Filippo de Mostarolo, gran maresciallo dell'esercito angioino e nel 1313 fu incamerato nei beni della regina Sancia, moglie di Roberto d'Angiò. Dal 1365 fu retto da Gaetano Picchillo e poi dal marchese Marcantonio Sant'Angelo, il quale nel 1427 lo cedeva al conte Raimondo Orsini, in cambio dei castelli di Nettuno e di Asturi. Il feudo rimase proprietà della famiglia Orsini fino al 1529, allorché Enrico, accusato di lesa maestà da Filippo d'Orange, fu privato di tutti i beni. La decadenza del castello baronale edificato sulla collina iniziò con il regno aragonese.  In questo periodo i castelli persero la loro funzione di luoghi di estrema difesa e ad essi si sostituirono gli edifici di delizia, ricchi di sale e numerose logge, come il Palazzo Ducale,  edificato ai piedi della collina, e fatto costruire verso la fine del XV secolo da Raimondo Orsini, conte di Nola, per ordine di Alfonso I d'Aragona, che scelse il Piano di Palma per la caccia col falcone.  In seguito alla partecipazione degli Orsini alla rivolta dei Baroni, l'edificio fu requisito dalla Regia Corte e messo in vendita.
Palazzo Aragonese, 
Palma Campania (Na)
 - Cortile interno con veduta verso 
le ex Scuderie
Acquistato il 17 giugno 1529 da Giacomo Della Tolfa, conte di San Valentino, passò in dote a sua figlia, donna Vittoria, che sposò il marchese di Lauro, Scipione Pignatelli.  Il figlio Camillo a causa dei debiti lo vendette alla principessa Maria di Cariati. Fu acquistato poi da un rappresentante della borghesia emergente del tribunale di Napoli Massimino Passaro e dal 1663 divenne feudo della nobile famiglia napoletana dei Di Bologna, titolare di un seggio nel Sedile di Nido, il Parlamento dei nobili napoletani. Nicola di Bologna, divenuto Duca di Palma, tenne il feudo dal 1663 al 1725, quando lo ereditò prima l'omonimo nipote Nicola e poi, alla morte di costui, il fratello Ascanio, che moriva senza eredi.
Da allora iniziò una lotta in famiglia per la successione tra la moglie di Ascanio, Maria Loffredo, e il nipote, per linea femminile, Gennaro Caracciolo (figlio di Pasquale Caracciolo, Principe di Marano e nipote di Don Fulvio Gennaro Caracciolo e Donna Maria Ippolita di Bologna). Alla fine il feudo fu acquisito dal Caracciolo che, per motivi di indebitamento, lo vendette a Giacomo Saluzzo, duca di Corigliano e da questi passò ai baroni Compagna. L’ultima erede dei Compagna è ancora oggi proprietaria di due ampi saloni a primo piano e sovrastanti sottotetti di copertura, beni che ha cercato di vendere in diverse occasioni al Comune di Palma Campania.
Palazzo Aragonese,
Palma Campania (Na)
 - Facciata interna al cortile
Il palazzo conobbe un periodo di grande splendore con i Della Tolfa, che dopo l’acquisto del 1551 passarono ad ampliarlo e ad abbellirlo con importanti opere d’arte, come il mirabile impiantito (pavimento maiolicato con mattonelle polimorfe realizzate in loco) creato da Mastro Pietro da Aversa, e gli otto medaglioni in ceramica maiolicata invetriata di produzione napoletana, ma influenzati dall’arte fiorentina dei della Robbia, minuziosamente descritti dal Nappi nel 1938, quando erano ancora incastonati in bella mostra nelle pareti del palazzo.
Tutti gli altri feudatari che si susseguirono nella proprietà investirono notevoli risorse nel restauro e nell’abbellimento del monumento. In particolare il Duca Nicola di Bologna investì molte centinaia di ducati per la ristrutturazione dell'edificio, abbellendolo con tele e dipinti, opera di numerosi artisti napoletani (a questo periodo risalgono gli affreschi ancora presenti nei locali adibiti ad erario e posti sulla destra, all’ingresso del Palazzo). Sistemò anche il giardino e lo arricchì di vasi e di siepi di bosso. L’edificio, nonostante sia sotto la tutela della L.1909 n.364 e sia stato dichiarato monumento nazionale, attende ancora un restauro che lo riporti al suo originario aspetto. La facciata principale è scandita da tre ordini di apertura tardo cinquecenteschi nel disegno e nel rapporto dimensionale. Al centro dell'edificio, il portone di entrata è costituito da una semplice cornice di piperno, sormontata al centro dallo stemma, in marmo bianco, della famiglia Caracciolo, raffigurante un leone rampante.
Palazzo Aragonese,
Palma Campania (Na) -
Stemma araldico della 
famiglia Compagna
Durante l’ultima guerra mondiale il palazzo fu occupato prima da militari tedeschi, poi dai militari dell’esercito alleato ed, infine, da famiglie di sfollati che avevano avuto le case distrutte dai bombardamenti. Dal cortile si accedeva una volta ad un grande giardino, che dopo la guerra fu venduto e sfruttato come area edificabile. Un secondo immenso giardino si estendeva davanti alla facciata principale del palazzo, come si riscontra dalla rivela (dichiarazione dei redditi dell’epoca) del Duca Nicola di Bologna nel Catasto Onciario del 1753. Grazie al Sindaco Biagio Sodano nei primi anni cinquanta buona parte di questo giardino fu espropriato e destinato a campo sportivo e mercato ortofrutticolo, sottraendolo così al sacco edilizio che si era realizzato nell’altro giardino alle spalle del palazzo. E’ certo che dal 1950 al 1970 il Palazzo Ducale ha rifornito con assiduità il mercato antiquario napoletano e nazionale. Si conservano presso collezionisti napoletani alcune pregiate maioliche di Mastro Pietro d'Aversa e il G. A. ha ricevuto una promessa di donazione di alcune di queste maioliche, non appena si avrà la disponibilità di una sede a fruizione pubblica per l’allestimento di un museo civico. Degli otto medaglioni a ceramica invetriata, solo recentemente è stato messo all’asta nel dicembre 2000 dalla Pandolfini di Firenze quello raffigurante un busto muliebre. Invano il G. A. con un esposto del 2 dicembre 2000 ha tentato di farne sospendere la vendita e con una successiva nota del 14 febbraio 2001 ha chiesto di verificare la legittimità delle notifiche ministeriali, sollecitandone anche l’esproprio o il diritto di prelazione. Ci si augura che dall’incontro di stasera possa prendere corpo l’idea dell’acquisizione al patrimonio pubblico del Palazzo Ducale di Palma Campania che rappresenta, nonostante i danni subiti, uno dei monumenti più significativi del periodo rinascimentale nel napoletano.

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Castello Longobardo di Palma Campania

di Luigi Sorrentino

  • DATI CARATTERISTICI
Castello di Palma Campania (Na) -
 Resti della torre Ovest
Il castello ha dato il nome al borgo, sviluppatosi sulla cima della collina che domina Palma Campania, lungo la strada che conduce al piano di Tribucchi e a Monte S. Angelo. L’impianto della struttura, di cui sono visibili pochi resti, poggia su una base di roccia calcarea, che ne segna i confini. Attualmente sono individuabili tracce della cinta muraria, larga due metri, e della torre a base quadrata, di circa dieci metri per lato. Il castello, che probabilmente aveva funzione di mastio all’interno del perimetro fortificato, occupa un’area di circa 4000 mq. nella parte più alta della collina ed è costituito da una cinta muraria interamente conservata (tranne il lato est), da una torre a forma quadrata e da poche strutture che ancora affiorano dai terreni coltivati. Esso è poco visibile dal centro storico di Palma Campania e non esiste nessun rapporto diretto tra il centro storico e il castello, in quanto anche la strada carrabile vi arriva da altre direzioni. Il sito del castello, quindi, è da mettere in relazione, vista l’orografia della zona, con il controllo degli assi stradali che attraversavano il territorio e ricopriva un ruolo strategico di primaria importanza, potendo dominare un’area di cerniera tra le diverse e importanti entità regionali ed era in comunicazione visiva con gli altri edifici fortificati che da est si affacciavano sulla pianura nolana e sarnese.

Cartoline

Di seguito sono riportate le immagini delle cartoline prodotte dall'associazione corredate da una breve didascalia

Per ulteriori informazioni sulle cartoline, le modalità di distribuzione e la disponibilità contattare direttamente la direzione dell'associazione tramite email o telfax indicati nella sezione contatti a destra del blog

Centenario della costruzione della torre
dell'orologio comunale -
Palma Campania (Na)

Archeologie nell'Ager Nolanus e dintorni (2012)

Autore:                                 AA.VV.
anno:                                     2012
editore:                                 Michelangelo 1915
luogo:                                     Palma Campania
tipologia:                             folder
dimensioni:                        21x29,7
n. schede:                             23
disponibilità/prezzo:   contattare il Gruppo

martedì 19 giugno 2012

Il palazzo ducale di Palma: lavori di fabbrica e di manutenzione (2003)


Autore: Luisa Aliperta,
               Maria Maddalena Nappi
anno:     2003
editore: Gruppo Archeologico Terra di Palma
tipologia: opuscolo/estratto
dimensioni: 16,3x23,9
pagine:  28
disponibilità/prezzo:  contattare il gruppo

Estratto da:
Quaderni dell'Archivio Storico dell'Istituto Banco di Napoli-Fondazione, 2002-2003, Napoli, 2003

lunedì 18 giugno 2012

Antichità a Palma Campania (1996)

Autore: Luigi Sorrentino
anno: Settembre 1996
editore: Editrice L'Arca
luogo: Avella
tipologia: libro
dimensioni: 16,4x23,5
pagine: 96
disponibilità/prezzo: € 10,00

Appunti di antichità locale (1976)

Autore: Luigi Sorrentino
anno: giugno 1976
luogo: Palma Campania
tipologia: opuscolo
dimensioni: 16,1x22,35
pagine: 39
disponibilità/prezzo: al momento non disponibile

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